diumenge, 5 de setembre de 2010

Chie-chan e io

“Sì, anch´io ho la sensazione che le cose si stiano muovendo” dissi. “Tu, Chie-chan, dove pensi che si stia dirigendo questa corrente?”

“La cosa interessante è proprio che non si sa. Come quando si fa il surf” disse Chie-chan. “Io non lo practicavo, guardavo solo, ma guardare mi piaceva. E a forza di guardare, un po´ cominci a capirne. Per esempio, quando sei abbastanza esperta, riesci, entro certi limiti, a prevedere quel pomeriggio quali onde verrano. Però il punto debole degli esseri umani è che, continuando a fare questa vita da surfisti per diversi anni, subentra la routine, e allora quasi tutti cominciano a paragonare il presente con il tempo di quella volta, le onde di quel certo giorno, convinti di conoscere ormai a perfezione le onde. A quel punto si fanno male, si pentono, tornano a farsi male, e così via, tante e tante volte. È un errore in cui cadono in molti. Non si accorgono che girano sempre intorno allo stesso punto. Io credo che sbaglino… Pensare che ogni onda è diversa è più importante che riconoscere le onde che si assomigliano. Analizzare le condizioni del tempo è indispensabile, bisogna farlo, ma è molto presuntuoso pensare che esistano condizioni atmosferiche, onde, che siano uguali ad altre. Ammesso che ci siano delle cose uguali, esistono solo dentro di noi e non nel mondo esterno. Con questo non sto cercando di esaltare la grandezza della natura, per niente. Non solo la natura, anche tutte le altre cose sono di volta in volta un po´ diverse, ma per l´uomo è tutto troppo grande, la vastità gli fa paura, e allora tende, per sentirsi più sicuro, a irrigidire tutto negli schemi di ciò che conosce.”


“Credo di aver capito quello che vuoi dire” dissi. “Allora, cerchiamo di salire sull´onda senza pensare a niente.”

"Chie-chan e io"
Banana Yoshimoto